Annata N.1 (2008)

Mariateresa Dellaborra
«[…] La partie pourra être remplacée par […]»:
il caso dei notturni op. 38

A proposito di queste composizioni l’autore così si esprime nella lettera del 10 luglio 1797:9

Caro e amato Pleyel [...] Essendovi qui un eccellente oboè musico da camera del Re, chiamato mr. Gaspar Barli, questi, al di più di una dolcezza straordinaria, ricava dal suo istromento de' suoni altissimi, rari e propri di lui; di questi suoni, ho usato nei notturni a strumenti a vento; se questi potessero impedire l'esecuzione, levateli e aggiustateli ai toni naturali dell'oboe, non sia che ne nasca qualche pregiudizio contro di voi nello spaccio, e siccome io non pretendo altro che il vostro utile nel darvi le mie opere a un prezzo quasi vile, vi do ancora la piena libertà di aggiustare le parti del detto oboe, di modo che tutti possino comodamente eseguirla.

Il passo è di un certo rilievo per più di un motivo:

  1. fa riferimento a un interprete d’eccezione che ha la straordinaria abilità di eseguire con l’oboe suoni che escono dall’estensione abituale dello strumento;
  2. prevede la possibilità di apportare modifiche più o meno sostanziali per adeguare la complessità e la peculiarità della scrittura agli standars esecutivi medi;
  3. fa espresso riferimento a un repertorio particolare: quello dei notturni a «strumenti a vento».

Oltre a questi elementi, dalla lettera si possono trarre ovviamente altri spunti di riflessione sui rapporti umani e commerciali tra Boccherini e Pleyel.

Gaspar Barli è il musicista al quale Boccherini ha pensato scrivendo una sezione cospicua delle sue opere. Oboista e fagottista fiorentino, nato probabilmente nella seconda metà del xviii secolo, si era trasferito a Madrid attorno al 1780 per partecipare attivamente alle attività musicali organizzate alla corte di Carlo iv, allora principe, e a partire dal 1783 entrò a far parte dell’orchestra particolare dei duchi Benavente-Osuna probabilmente grazie alla segnalazione di Boccherini, che gli era intimo amico. Nel 1784 è dapprima nominato fagottista della Reale Cappella e alla fine del 1790 oboista presso la stessa istituzione. Dal 1796 diviene musico da camera di Carlo iv. Quando le truppe napoleoniche entrano a Madrid nel 1808, Barli, ammalato, non può abbandonare la città ma, appena la salute glielo consente, si trasferisce a Cadice, dove preferisce vivere senza lavoro piuttosto che servire il governo straniero. Nel 1813 dichiara la sua lealtà a Ferdinando vii e a partire dal 1814 è di nuovo incluso nell’organico della Reale Cappella, ma non in quello della Reale Camera dove può rientrare soltanto nel 1819. Dal 1820 una malattia alle braccia lo costringe a prendere un congedo che probabilmente si protrae ininterrottamente sino al 28 aprile 1826, anno della morte.


9 battistini, Una lettera, pp. 138-140.