Annata N.2 (2009)

Marco D'Agostino
La ‘Lettera di Breslau’: studio paleografico

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Passando alle lettere minuscole e procedendo anche in questo caso secondo l'ordine alfabetico, è innanzitutto il tratteggio della lettera g che appare completamente diverso: se, infatti, in Boccherini la g presenta l'occhiello superiore talvolta aperto e il tratto inferiore discendente particolarmente prolungato e desinente con ampia curva proiettata verso sinistra e mai completamente chiusa, nella "lettera di Breslau", al contrario, l'occhiello superiore è sempre chiuso e l'elemento discendente, moderatamente proiettato verso il basso, si mostra spesso verticale e, ripiegando verso sinistra con ampia curva, si chiude formando un occhiello notevolmente più grande di quello superiore;

(fig. 11-12)

da segnalare è poi la lettera q, il cui tratto inferiore discendente, partendo dall'occhiello, si incurva in basso verso destra e risale fino al rigo di base per legare con la lettera successiva, ove invece la q di Boccherini mostra il tratto discendente che, incurvandosi in basso e ripiegando verso destra, forma un secondo occhiello, pur se aperto;

(fig. 13-14)

infine, come terza lettera minuscola significativa per quanto vogliamo dimostrare, va menzionata la z, il cui tratto discendente si prolunga alquanto verso il basso incurvandosi verso sinistra e formando così un ampio occhiello,16 mentre negli autografi del lucchese presenta tratto discendente poco prolungato che incurvandosi lievemente in basso forma una specie di piccolo gancio.

(fig. 15-16)

Concludendo la descrizione paleografica con i legamenti, va segnalata in particolare la doppia s, con la prima delle due lettere eseguita, sia da Boccherini sia dallo scriba della "lettera di Breslau", prolungando l'asta ben al di sotto del rigo di base e ripiegandola a sinistra per formare - ed è qui la differenza - una semplice ansa negli autografi del lucchese e sempre, invece, un occhiello più o meno ampio nella "lettera di Breslau".

(fig. 17-18)

In conclusione, tutte le diversità grafiche rilevate provano, come credo, che la cosiddetta "lettera di Breslau" non può essere considerata un autografo di Boccherini. Certo - come ho già detto all'inizio di questo saggio - ciò non significa ipso facto che la lettera stessa non sia autentica, giacché potrebbe, ad esempio, essere stata dettata dal lucchese ad altra persona oppure potrebbe essere una copia dell'originale: in questo secondo caso sarebbe stata, comunque, eseguita non molto tempo dopo l'originale come rivela la scrittura grosso modo coeva di quella di Boccherini.17

È opportuno, dunque, ribadire anche nelle conclusioni che soltanto un'analisi contenutistica della lettera potrà darci un contributo dirimente circa la sua autenticità, e conseguentemente confermarci o meno se Luigi Boccherini abbia trascorso un soggiorno in Germania presso la corte prussiana.18


16 In realtà sono presenti due casi - una ridottissima minoranza se si tiene conto che la z minuscola occorre 12 volte nella "lettera di Breslau" - in cui il tratto discendente piega verso destra con uno svolazzo: ciò avviene, precisamente, nelle parole gravidanza al r. 6 e gonfiezza al r. 11 (in questo secondo caso la prima zeta è con occhiello a sinistra e la seconda con svolazzo a destra [fig. 11]).

17 Ciò porta ad escludere che la "lettera di Breslau" possa ritenersi un falso della seconda metà dell'Ottocento, come pure qualcuno aveva ipotizzato.

18 Cfr. mangani, Luigi Boccherini, p. 90.

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