
In ogni caso, le soluzioni scelte da Boccherini sembrano cercare una combinazione equilibrata tra continuità del flusso e logica paratattica per episodi, sicché, laddove quest’ultima logica appare prevalente, il compositore accentua altrove il dosaggio della componente sonatistica, immettendo un’elaborazione supplementare nel corpo della riesposizione (è quanto accade nel citato finale del Quintetto con pianoforte in la magg. op. 57 n. 1 G 413).
L’approdo tardo di Boccherini al conio di una nuova soluzione formale ibrida tra forma-sonata e rondò, per quanto – anzi proprio perché – intesa come un insieme miscelabile ma organico di soluzioni piuttosto che come una formula congelata, lo si può altresì intendere il segno di una sintesi originale tra un impianto formale maneggiato da sempre dal lucchese, e un personalissimo orientamento estetico-stilistico verso una concezione istantanea, estatica, del tempo musicale, che è a mio avviso il secondo fattore linguistico di cui valutare l’incidenza in questa ibridazione.17 La logica pannellare, paratattica,18 del rondò, meglio si attaglia a tale concezione del tempo, enfatizzata (in un brano come l’analizzato Andante lento assai dal Quintetto con pianoforte in mi min. op. 57 n. 3) dalle iterazioni binate, dalle dilatazioni dei pedali armonici, e perfino dai repentini cambi di colore modale: elementi che, appoggiandosi sopra – sul piano formale – o insinuandosi dentro – sul piano fraseologico-stilistico – il tragitto direzionato della forma-sonata, lo ripensano e ne riplasmano il profilo in senso altro.
L’esiguità e la precocità dell’unico caso di rondò-sonata (forma comunque dialettica e squisitamente classico-viennese), di contro alla fioritura di una nuova configurazione formale ibrida tra forma-sonata e rondò, non vale perciò per Boccherini quale questione di mera appartenenza stilistica: può essere invece il segno di un esperimento intensivo sulla coesistenza di due differenti temporalità (assorta e direzionata, iterativa e dinamica), e di un pensare la forma quale sequenza di episodi non certo privi di rotta e di legami (tematici, tonali…), ma attraversabili anche come “momenti” in sé dati, portatori di un’esperienza temporale propria e in qualche modo autonoma, “assoluta”. Un esperimento che restituisce infine l’immagine di un Boccherini creatore di forme, accanto e insieme ai grandi del classicismo viennese, ma con esiti indipendenti dai loro.
17 Attendo di vagliarne l’azione anche in altri aspetti di linguaggio e stile boccheriniani, quali appunto le diffuse iterazioni fraseologiche (binate o multiple) o il ritorno di materiali tematici su un arco temporale-formale travalicante il singolo movimento, definito finora – con termine proiettato storicamente in avanti, e implicante in Boccherini un precursore de-centrato dal suo proprio orizzonte linguistico – ciclicità della forma.
18 Rimando alle sintetiche ma limpidissime considerazioni in mangani, Luigi Boccherini, pp. 248.249.